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Itinerario sul presepe

Il punto di partenza del nostro viaggio è Piazza del Gesùche deve il nome alla Chiesa del Gesù Nuovo‚ dall’insolita facciata in bugnato (riprodotta anche sulle 10.000 lire di una volta).

Si prenda via Benedetto Croce, percorsi pochi metri ci troveremo davanti all’arco che immette nel complesso di S. Chiara, si passi sotto l’arco e si seguano le indicazioni per il “Chiostro maiolicato”. Superata la porta che immette nel chiostro si seguano le indicazioni per la sala del Presepe.

Qui si conserva il più classico presepe gesuitico, che risponde ai canoni imposti dalla chiesa, ma egualmente prorompe la popolarità delle scene piene di personaggi, tanto che allo spettatore spesso sfugge la presenza della natività. Le figure sono numerose (un furto di qualche anno fa le ha ridotte di numero ma molte sono state recuperate) e la scenografia è quella tipica del Presepe Napoletano del ‘700. Ci vorrà del tempo per osservare i vari personaggi, gli animali, le suppellettili, i particolari delle singole “scene”.

All’uscita si percorra a ritroso il cammino già fatto per ritornare in via Benedetto Croce. Pochi metri più avanti, sulla sinistra, all’incrocio con Via S. Sebastiano, con ingresso su quest’ultima, ci troveremo davanti alla Chiesa di S. Marta.  Il presepe è posizionato sulla parete di fondo di una sala, non è antico e splendido come il precedente ma entrando potremo ammirare uno dei pochissimi presepi in cui è ancora conservata la tradizionale grotta con le “anime del Purgatorio”. Figurine di personaggi avvolti tra le fiamme che per tradizione popolare venivano a continuare il viaggio dei Re Magi quando questi giungevano alla grotta, o meglio ad accompagnarci nel viaggio della Vita durante il resto dell’anno.

In effetti il presepe napoletano è anche rappresentazione simbolica di un viaggio: viaggio di vita e di morte e le “anime del Purgatorio”sono dei morti-viaggiatori che parlano ai vivi.

Nel presepe di S. Marta la loro grotta è illuminata di luce propria che non segue l’andamento generale dell’effetto giorno/notte.

Ritornati in via Benedetto Croce si prosegua verso Piazza S. Domenico Maggiore, ,ove si affaccia l’omonima basilica, avanti qualche decina di metri, si devii a destra in via Paladino per raggiungere la Chiesa del Gesù Vecchio o di Don Placido.  L’ingresso, non immediatamente riconoscibile perché nascosto, è nei pressi di Piazzetta Nilo vicino al cortile del Salvatore dell’Università Centrale. Vi si conserva un presepe ottocentesco caratterizzato da figure di altezza reale. Lo spettatore-pastore entrando dalla sacrestia della chiesa percorre un corridoio che si affianca alla vetrina del presepe e lentamente si avvicina anche lui, significativamente, alla grotta.

All’uscita si ritorni verso Piazza S. Domenico Maggiore. Procedendo nella direzione che si seguiva prima della deviazione ci immetteremo in via S. Biagio dei Librai. Qui si cominciano a vedere i primi negozi che hanno in esposizione pastori, animali, minuterie, attrezzature e altra oggettistica presepiale.

Appena qualche centinaia di passi più avanti, sulla sinistra, in leggera salita, è la famosissima via S. Gregorio Armeno che deve il proprio nome all’omonimo complesso monasteriale ˆ. Qui è il centro di produzione e vendita dei pastori. La stradina è ricca su entrambi i lati di negozi/laboratori che invadono la sede stradale con bancarelle ed esposizioni varie. Ci si può trovare di tutto: dagli “scogli” preconfezionati (scoglio, come si sa, è nel lessico presepiale napoletano la struttura delle grotte, il paesaggio) in corteccia di sughera al motorino per i “fiumi” e le fontane; dal lampioncino a batteria alla bascula di bronzo; dal balconcino in metallo alla frutta in cera; dal pastore minuscolo (moschella) al pastore vestito in stile '700 da mezzo milione e più... un vero paradiso per i presepisti.

Non mancano sughero grezzo o a fogli (a “pelle di coniglio”), fontane e minuterie; carretti e panierini; gabbiette minuscole con l'uccellino e animali da cortile... bisogna, però, guardare con attenzione su ogni bancarella per scegliere il pezzo più bello.

Ho avuto modo di ammirare anche un gruppo familiare, in terracotta, alto circa 10 cm raffigurante un'intera famiglia intenta a... costruire il presepe...

La stradina nel periodo natalizio è affollatissima pertanto conviene –nei giorni festivi più vicini al Natale- visitarne i dintorni: San Biagio, Via Duomo, Via Tribunali.

Esistono, in Napoli, altri due mercati di pastori e prodotti per presepe, ma ne parleremo più avanti.

Percorsa tutta la stradina (con una certa difficoltà, nel periodo natalizio, dato l’affollamento), poco prima dell’incrocio con Via Tribunali, ci si trova davanti all’ingresso della Chiesa di S. Lorenzo Maggiore. Qui vengono conservate due bacheche contenenti un centinaio di gusci di noce con all’interno piccolissime scene presepiali e di ispirazione biblica. Se chiedete informazioni sarà molto probabile sentirsi rispondere che lì, nella chiesa, non c’è niente… non lasciatevi convincere: fatevi indicare la Sala Capitolare.

Molto interessante in questa chiesa una rappresentazione di scuola giottesca di una natività con la Madonna stesa sul letto del parto e il lavaggio di Gesù. Credo sia una delle poche tele in cui la natività è rappresentata così fuori dagli schemi.

Usciti da questa chiesa, poco più avanti, c’è Piazza S. Gaetano.

Nel centro storico da qualche anno si organizza un presepe vivente partendo proprio da Piazza S.Gaetano , a ricordo del Santo che tra i primi ( nel 1533) portò la tradizione di organizzare con pastori veri e zampognari provenienti dall’Abruzzo un Presepe vivente. Nella chiesa di S. Gaetano (11) (è conosciuta anche come S. Paolo Maggiore poiché una chiesa dedicata a questo santo è nello stesso edificio al piano superiore), che si trova tra l’altro a pochi passi da una grotta dove si sono rinvenuti elementi di culto al  dio Mitra ( festeggiato il 25-dicembre!) soggiornò a lungo S. Alfonso dei Liguori  autore di “Quanno nascette ninno a Betlemme”, e di “Tu scendi dalle stelle”. Miracolosamente (forza del genius loci) ancor oggi la zona è la più interessante per chi voglia capire l’arte presepiale.

L’itinerario che si snoda tra le stradine del centro storico è concluso. Restano altre interessanti visite da fare ma le sedi non sono più così vicine tra loro.

Cominciamo col visitare la Chiesa dello Spirito Santo, in Via Toledo, ove esiste “ ‘o presebbio che se fricceca” (cioè con figure mobili) più famoso della città.

Proseguiamo in via Toledo fino al monumento a Salvo D’Acquisto, qui si prende a sinistra dirigendosi verso il palazzo ove ha sede la “Posta Centrale”, si scendano le scale. Proprio di fronte, attraversata la strada e fatti ancora pochi passi in via S. Maria la Nova, c’è il chiostro omonimo, sede della Provincia, dove da anni, a cura della “Associazione Amici del presepe”, si svolge una interessante mostra dei maggiori artigiani contemporanei (dall’8/12 al 6/1). Non la si può perdere.

Prossima tappa, dopo aver fatto a ritroso il precedente percorso per ritornare in via Toledo, è una ‘mostra individuale’: nella galleria  Umberto un artigiano costruisce un presepe in stile settecentesco, interessante –tra l’altro- perché a struttura circolare e leggermente ma simbolicamente a spirale verso l’alto. Ricordate quanto detto del presepe, rappresentazione simbolica di un viaggio? Qui il viaggio si fa ascesa…

Da non perdere il Presepe del Banco di Napoli, tutti pezzi originali del ‘700, che da qualche tempo viene esposto al pubblico: ora è a Palazzo Reale.

Una bella passeggiata sul lungomare e siamo a S. Maria del Parto, a Mergellina, dove –come si diceva- sono malamente custodite, in un angusto spazio, cinque statue appartenenti ad uno dei presepi realizzato da Giovanni da Nola nel ‘500. “Sono sfregiate dal tempo, l’oro delle vesti è scrostato, eppure restano incantevoli…” (Pietro Gargano)

Ultima tappa, ma non per importanza giacché da sola vale una puntatine a Napoli, è il Museo di S. Martino sulla collina di S. Elmo raggiungibile con la funicolare da Piazzetta Augusteo (uno slargo su via Toledo).

Nel Museo il nucleo presepiale ha superato di gran lunga la stessa collezione del Museo di Monaco. Vi è una ricchissima collezione di singole figure di personaggi, spesso volta al caricaturale come nei 40 pastori deformi del legato Carrara, poi ancora animali, elementi vegetali ed accessori; le numerose e raffinate scene di  gruppi.

By Lalupa (Own work) [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC-BY-SA-3.0-2.5-2.0-1.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

 

A San Martino ce n'è per tutti i gusti: il Presepe nascosto entro un mastodonte di sughero raffigurante il Tempio di Nettuno a Paestum, lavoro ottocentesco di Lorenzo Taglioni; il Presepe dei Certosini, quello di maiolica Giustiniani, il ricco Presepe Ricciardi legato allo Stato nel 1917 e, con il suo scenario a tre bocche, il famosissimo, immenso teatro di Cuciniello, la cui donazione risale al 1877, con la vastità del cielo e tutto il popolo in basso… poi ancora, buona ultima la donazione Perrone, pervenuta nel 1971 a cui fanno da corona acquisti, legati e donazioni di minore entità e il prezioso presepino di argento e corallo, in "sotto consegna" dal Palazzo Reale di Caserta fin dal 1948.

Da non dimenticare la Madonna giacente del più antico presepe napoletano del 1340, le statue restanti del presepe del 1478 dei due Alemanni per la Chiesa di S. Giovanni a Carbonara e quelle cinquecentesche che Giovanni da Nola fece per la chiesa di San Giuseppe Maggiore o dei Falegnami

Per concludere questo viaggio alla scoperta del Presepe Napoletano citiamo gli altri due “punti vendita” preannunciati parlando di Via S. Gregorio Armeno. Il primo in Via Foria nei pressi di Piazza Cavour piccolo ma significativo mercatino, cosi come quello del Vomero ad Antignano visitabile lasciando S. Martino. In questi mercatini sono da osservare le strutture del presepe-popolare caratterizzato nel piano più basso da tre grotte (macelleria, natività ed osteria), da un piano intermedio con case vissute, artigiani e contadini con pecore, ed il livello superiore oltre un ponte, dominato dal castello.

Riconoscimenti:

A cura di Edo e TaSa di “ ‘O Presebbio.com


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